Nell’ambito della serie “A tu per tu con...”, diamo spazio alle voci creative che stanno contribuendo a definire il presente e il futuro del cinema e della televisione. Dopo le interviste agli editor, proseguiamo il dialogo con la music supervisor Estera Leedham, il cui lavoro nella quarta stagione di "Industry" unisce in modo dinamico brani commerciali, composizioni originali e i production music.

Abbiamo realizzato una playlist tematica che raccoglie tutti i 17 brani di Universal Production Music utilizzati nella serie.

Estera Leedham

Estera Leedham è una music supervisor  per cinema e televisione presso Theodore Music. Tra i suoi lavori più recenti figurano Stagione 4 (HBO/BBC), The War Between the Land & The Sea (BBC/Disney), Doctor Who Stagione 2 (BBC/Disney+), Victoria Beckham (Netflix) e Frauds (ITV). È specializzata nella definizione dell’identità musicale di progetti a/v, dalla strategia creativa fino alla gestione delle licenze e alla consegna del prodotto finito.

Per iniziare raccontandoci qualcosa di te e del tuo percorso nel mondo della supervisione musicale? Come hai iniziato la tua carriera nel cinema e nella TV?

A essere sincera, ci ho messo un po’ ad arrivare alla supervisione musicale! In origine ho studiato produzione televisiva e ho iniziato a lavorare come office runner in una delle più grandi società di produzione TV, nota per programmi comedy di successo come Peep Show, Fresh Meat e altri.

Nel corso degli anni ho lavorato su numerosi programmi di intrattenimento, inclusa un’esperienza nello show condotto dal campione britannico di tuffi  Tom Daley — un periodo davvero divertente! All’epoca, lavorando nell’intrattenimento, il ruolo del Music Supervisor non era particolarmente diffuso: generalmente erano gli Edit Producer e al reparto montaggio a scegliere la musica e a utilizzare le cosiddette “blanket licenses”. Per questo motivo, non avevo una conoscenza approfondita né della music clearance né della supervisione musicale come possibile percorso professionale.

Durante un’estate, tra un incarico da freelance e l’altro, ho iniziato a fare ricerche su ruoli che potessero unire la mia passione per la musica con quella per la TV e il cinema. Ho scoperto che la supervisione musicale era una figura più presente nel mondo delle serie drama e del cinema, e ne sono rimasto immediatamente affascinata. Ho pensato: è esattamente ciò che voglio fare.

Ricordo che andavo spesso alla biblioteca di Hackney, dove mi sedevo a prendere appunti dai libri di musica che riuscivo a trovare, imparando le basi come i diritti editoriali (publishing) e i diritti master. Ho iniziato anche a contattare via email diversi music supervisor a Londra: è così che ho conosciuto Iain Cooke. Abbiamo lavorato insieme per un periodo e successivamente mi ha offerto un ruolo a tempo pieno.

Abbiamo collaborato a progetti straordinari, formando un team davvero affiatato. In seguito ho avuto un’esperienza lavorativa nella supervisione musicale a Sydney, per poi tornare a Londra e unirmi a Theodore Music insieme a Ollie White, dove lavoro da ormai due anni — il tempo vola!

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Puoi raccontarci del tuo ruolo attuale in Theodore e di cosa ti occupa nel concreto, giorno per giorno?

In Theodore Music operiamo su due principali aree: il comparto advertising (Wake The Town) e il dipartimento TV & Film, in cui lavoriamo io e Ollie. Le nostre giornate sono estremamente dinamiche, anche perché gestiamo più progetti contemporaneamente. Ci sono giorni in cui mi dedico alla lettura delle sceneggiature, sviluppando idee musicali e creando playlist di riferimento (mood playlist). In altre occasioni, invece, analizzo il montato di un film appena acquisito, valutando quali brani necessitano di essere autorizzati e quali ulteriori tracce possono essere integrate per valorizzare il progetto.

In generale, il nostro ruolo comprende:

  • definire l’identità musicale più adatta a ciascun progetto
  • gestire le attività di music clearance
  • collaborare a stretto contatto con sceneggiatori, registi e produttori
  • supervisionare i processi di licensing musicale
  • coordinare tutte le attività necessarie per contribuire alla realizzazione delle produzioni audiovisive

 

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Soundtracking Industry (quarta stagione)

Qual è stata la parte più gratificante dal punto di vista creativo lavorando a Industry?

Sono fan di Industry fin dalla prima stagione: ricordo quando uscì anni fa e rimasi subito colpita dalla colonna sonora. Era fresca, energica e catturava perfettamente l’essenza della serie. Ovviamente ho guardato i titoli di coda per scoprire chi ci fosse dietro e da allora ho desiderato lavorare con Ollie.

Leggendo le sceneggiature della stagione 4, abbiamo capito subito che si trattava di una stagione molto più ambiziosa, che richiedeva un approccio diverso. È stato entusiasmante vedere come una serie partita con artisti emergenti sia arrivata a includere nomi come Daft Punk, New Order, Ella Fitzgerald, Édith Piaf e molti altri. Grande merito va ai creatori e sceneggiatori, MK e Ollie, per aver realizzato un progetto così ambizioso e attrattivo anche per gli artisti. A volte riceviamo persino email da grandi artisti, tramite management o detentori dei diritti, che chiedono se i loro brani possano essere inseriti nella serie, proprio perché la apprezzano molto.

Adoro l’ironia della serie e la complessità dei personaggi. Inoltre, riguardando gli episodi più volte - cosa che noi music supervisor facciamo spesso - scopro ogni volta nuovi dettagli nei dialoghi: questo rende il lavoro sempre stimolante.

Come gestisci l’integrazione tra brani commerciali, brani di library e le musiche originali di Nathan Micay? Com e si raggiunge questo equilibrio creativo?

Se hai visto Industry, saprai che alcuni episodi sono praticamente un flusso continuo di musica: molte composizioni originali, ma anche numerosi “needle drop”. Il lavoro di Nathan è distintivo e straordinario e il nostro obiettivo è stato fare in modo che la musica commerciale e quella di library si integrassero perfettamente, mantenendo una coerenza sonora.
Per esempio, l’episodio 2 di questa stagione è stato particolarmente complesso: aveva 21 cue musicali, oltre alle composizioni originali. Inizialmente era basato interamente su musica commerciale, ma abbiamo dovuto confrontarci con gli sceneggiatori per spiegare che non sarebbe stato possibile includere tutti i brani previsti, anche per ragioni di budget. Alcuni brani erano molto costosi, quindi abbiamo fatto maggiore affidamento su brani di production music , soprattutto per le scene dei party.L’episodio era ambientato nel periodo natalizio e Universal Production Music offriva un perfetto album rétro a tema (A Christmas Wish), da cui abbiamo tratto diversi brani, sostituendo alcune tracce commerciali più onerose.

Entrando in Industry alla stagione 4, come avete fatto a far evolvere il sound della serie restando fedele alle stagioni precedenti?

Come dicevo, questa stagione rappresenta un salto di scala rispetto alle precedenti, ed è stata una sfida stimolante. Anche lo score ha dovuto evolversi, assumendo in alcuni momenti un tono più “regale”, diverso dal classico sound elettronico della serie. Nonostante l’approccio più ambizioso e l’inserimento di brani più riconoscibili, Ollie è riuscito a mantenere alcune sonorità tipiche di Industry, inserendo artisti come Tenashee, DJ Tennis, Ashee, Gaia Weiss (Tell Me Something) e Luke Kokoszka (...And Then Everything Was Beautiful Again). Questi elementi funzionano quasi come “easter egg” accanto allo score di Nathan.

C’è una scena di cui sei particolarmente orgogliosa dal punto di vista musicale?

Questo progetto rappresenta uno dei momenti più importanti della mia carriera: è difficile scegliere! Una delle mie scene preferite è nell’episodio 7, con il brano The Promise dei When In Rome. La scena mostra Yasmin e Henry mentre realizzano di essere completamente al verde, con un’inquadratura di Yasmin distesa sul letto, accanto a Henry, entrambi insonni. Il brano funziona perfettamente ed è ripreso anche più avanti nell’episodio. Un’altra scena, forse più di nicchia, è nell’episodio 4: Sukiyaki di Kyu Sakamoto accompagna una sequenza a Vienna con Henry e il suo team, che poi si collega a un incontro tra Harper e il suo collega/amante. Il contrasto tra musica e tematiche funziona molto bene.

 

Il percorso professionale di Estera

Come trovi ispirazione?

Osservare il lavoro degli altri è una fonte inesauribile di ispirazione. Vedere cosa sono in grado di fare registi e music supervisor ti spinge a migliorare continuamente. Amo scoprire colonne sonore che lasciano il segno: ricordo, ad esempio, quanto mi colpì quella di American Beauty quando ero adolescente. Allo stesso modo, un “needle drop” inaspettato può catturare perfettamente la magia di un momento. Anche scoprire nuova musica per caso è qualcosa di speciale.

Che consigli daresti ai creativi nella scelta della musica per i loro progetti?

Il budget è un elemento fondamentale: va considerato fin dall’inizio. Se sei agli inizi e lavori su un cortometraggio, difficilmente potrai permetterti grandi artisti. In questi casi, puoi collaborare con amici musicisti o compositori, oppure affidarti alla Production Music, che rappresenta una soluzione eccellente. Noi utilizziamo le music library in tutti i progetti, sia film che TV. Esistono cataloghi di altissimo livello, e apprezziamo molto Universal Production Music per i suoi archivi rétro e le collezioni vocal contemporanee.

Come vedi evolvere il ruolo della production music nell’industria dell'audiovisiva?

La production music già oggi svolge un ruolo fondamentale. Come ho detto prima, la usiamo continuamente! Le library stanno investendo sempre di più per attrarre talenti e offrire brani competitivi rispetto alla musica commerciale. Mi auguro che in futuro ci sia una maggiore disponibilità di tracce vocali, per ampliare ulteriormente le possibilità creative.

Che consigli daresti a chi vuole diventare music supervisor?

Non è necessario avere conoscenze nel settore per iniziare. Certo, può aiutare, ma non è indispensabile. Ricevo molte richieste di stage o esperienze: è un ottimo primo passo. Anche chiedere una breve call conoscitiva può essere utile per creare connessioni. È importante comprendere bene cosa sia la music clearance e quali siano le responsabilità del ruolo. Serve una solida conoscenza sia della musica che del cinema, e soprattutto una continua curiosità verso nuove scoperte musicali.

Quali sono le principali sfide creative o logistiche nella ricerca della musica?

La sfida principale è rimanere sempre aggiornati e curiosi. È facile affidarsi sempre agli stessi contatti, ma esiste un universo di nuova musica da esplorare: piattaforme, community online, social, Bandcamp. Ho imparato molto dai colleghi con cui lavoro, che mantengono un entusiasmo costante verso la scoperta musicale. Questo mi spinge a non smettere mai di cercare.

Guardando indietro, c’è un momento particolarmente significativo nella tua carriera?

È stato tutto estremamente stimolante e mi considero fortunata per aver lavorato a progetti così diversi, tra drama e documentari musicali iconici. Ogni esperienza è stata un’opportunità di crescita.
Se devo citarne uno, direi Everything I Know About Love, tratto dal libro di Dolly Alderton. Ero una grande fan del romanzo nel 2017, e anni dopo ho avuto l’opportunità di lavorare all’adattamento TV. È stato incredibile: ho potuto riscoprire vecchie playlist universitarie e includere artisti che amo, come Mystery Jets, Lucy Rose e Grimes. Un vero sogno!

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